La storia dell’arte al ritmo di Homolù Dance: Franco Cenci al Mlac Sapienza

La storia dell’arte al ritmo di Homolù Dance: Franco Cenci al Mlac Sapienza,un articolo di Celine Tavella

Homolù Dance: opere di Franco Cenci è la mostra organizzata al Mlac – Museo Laboratorio di Arte Contemporanea della Sapienza Università di Roma, curata da Julie Pezzali e Antonella Sbrilli e aperta dal 28 novembre 2019  al 15 gennaio 2020.
Il titolo della mostra si ispira al saggio di Johan Huizinga Homo ludens  proponendone un’interpretazione originale, che gioca con i termini uomo e danza e invita sin dall’inizio lo spettatore ad “attivare” fisicamente l’opera che dà il titolo alla mostra.


Il visitatore viene così coinvolto nel ritmo dettato dall’esposizione, che presenta una selezione di opere dell’artista romano Franco Cenci. I lavori ruotano per la maggior parte attorno al tema del gioco inteso sia come fine in sé sia come modalità di creazione delle opere stesse. 
Anna Bondioli nel suo saggio Il gioco, lo specchio, la cornice: oltre i confini (Il Saggiatore, 2008), sostiene che il gioco spesso viene definito più per differenza che per la sua essenza:
“Il gioco non è il lavoro, se per lavoro si intende un’attività cui si è obbligati, finalizzata all’acquisizione dei mezzi di sopravvivenza, nella quale il perseguimento del piacere è irrilevante, ma il gioco condivide con il lavoro la regola e l’impegno. Il gioco non è l’arte ma dell’arte condivide la dimensione ‘gratuita’, creativa ed espressiva. Il gioco non è la vita perché appare in un’area delimitata e circoscritta, ma della vita condivide il coinvolgimento e il senso di efficacia. Il gioco si apparenta al ‘tempo libero’ ma non coincide con esso poiché non è ozio né puro passatempo ma attività”.
Come afferma, in più occasioni, lo stesso artista Franco Cenci:
“Il gioco rende percepibile la vita perché nel gioco abbiamo un inizio e una fine, ripetibili ed esperibili. Puoi concentrarti gioie e dolori, nascere e morire. Se lo vivi con serietà scopri che il gioco può contenere in sé tutta la vita, come l’arte”.
Le opere presenti in mostra si incentrano su diversi temi – la famiglia, l’infanzia,  gli uccelli,  lo sport (in particolare il calcio), la geometria, la morte – tutti trattati all’insegna di quello spirito ludico che rappresenta la chiave di accesso rivolta al pubblico. La novità della mostra risiede proprio in questa capacità di dialogare con il pubblico in maniera giocosa attraverso diversi espedienti.

In Homolù Dance, per esempio, lo spettatore deve “accendere” letteralmente l’opera, cercando di attivare – con opportune torsioni di gambe e braccia – gli interruttori che accendono la scritta DANCE.

In Mappa l’artista gioca su un doppio registro,  da una parte associando il suo cognome alla tragica storia di Beatrice Cenci (1577-1599) e poi invitando il pubblico a completare – con l’aiuto di calamite da spostare sulla mappa che dà il titolo all’opera – il viaggio compiuto dalla fanciulla da Petrella a Roma.
Il gioco con la Storia dell’arte risulta  quello più interessante soprattutto se si considera il contesto nel quale le opere sono esposte, un Museo laboratorio d’arte contemporanea universitario, e se si tiene conto che Franco Cenci è non solo artista, ma anche storico dell’arte.


In Pannello aeromortuale e in Alfabetiere Cenci gioca egli stesso e invita chi vuole a giocare con le date di nascita e di morte di alcuni fra gli artisti più celebri dell’Ottocento e del Novecento.

Nei pannelli intitolati Rebus, Cenci lancia allo spettatore la sfida di indovinare informazioni legate alla sua biografia e ai suoi gusti artistici.
Dedalus infine riflette sul tema dell’infanzia degli artisti attraverso tredici fotografie che rappresentano i ritratti di altrettanti celebri artisti da bambini e da bambine.
Il tema dell’infanzia degli artisti è un interessantissimo argomento, oggetto da qualche anno delle ricerche del professore, scultore e collezionista spagnolo Juan Bordes, il quale ha affrontato l’origine dell’arte delle avanguardie guardando la storia dell’arte da una prospettiva pedagogica, legata alla formazione degli artisti e ai giochi a cui hanno giocato da bambini: un punto di vista che richiama, a mio avviso, quest’opera in mostra.

Inoltre proprio Dedalus, che dialoga anche con il ritratto dello stesso Cenci da bambino, è lo spunto per un gioco partecipativo, Ritratto dell’artista da bambino, che si tiene in mostra nel pomeriggio del 13 dicembre 2019 e durante il quale il pubblico è chiamato a indovinare le identità degli artisti. Ritratto dell’artista da bambino vuole far interagire il pubblico con i temi della storia dell’arte in una maniera più attiva, adottando il gioco come strumento educativo. Il grande valore di questo approccio è la possibilità di studiare la storia dell’arte da un’altra prospettiva, meno contemplativa  e nozionistica e più interattiva, favorendo uno scambio di opinioni tra i partecipanti e coinvolgendo anche visitatori meno esperti della materia.


Questo approccio si ricollega anche al cosiddetto
game based learning, che affonda le sue radici nell’attivismo pedagogico del XIX e XX secolo (Dewey, Montessori, Claparède, Ferriére) e anche nel metodo educativo informale scout. Secondo Romina Nesti, si tratta di una modalità di apprendimento che utilizza alcune caratteristiche del gioco – il suo essere libero, interattivo, auto-motivante, coinvolgente, divertente – come valido strumento educativo-didattico.
Questa modalità costituisce quindi un invito a “metterci in gioco” e a interagire con la storia dell’arte attivamente e liberamente proprio perché come Franco Cenci ci ha detto: “Giocando con l’arte, possiamo continuare a porci domande e a dare risposte”.
Celine Tavella, dicembre 2019

Qui le informazioni sul sito del Mlac (Museo Laboratorio di Arte Contemporanea della Sapienza, Roma).
Art-usi ha parlato di Franco Cenci in questo articolo.
A questo link l’intervista di Radio Sapienza alla curatrice Julie Pezzali.