Bei tempi quelli del Vasari. Scegliere oggi il manuale di Storia dell’arte

Il modo di raccontare la storia dell’arte è cambiato nei secoli. Per molto tempo ci sono state solo due modalità: la narrazione delle ‘vite’ degli artisti organizzata per medaglioni biografici e le ‘guide’, ovvero le descrizioni analitiche di città, monumenti e opere d’arte.

Marco Carminati, Nuova storia dell’arte con tanto di paesaggio, La Domenica de Il Sole 24 Ore

Al principio della primavera arriva nelle scuole il momento di confermare o cambiare il libro di testo in uso. La decisione è preceduta da un momento di riflessione e confronto con i colleghi (le riunioni di dipartimento) in cui ci si scambiano valutazioni, si discutono le eventuali difficoltà riscontrate, si avanzano proposte alternative.

Il manuale di Storia dell’arte, diciamocelo, è tra i più belli dei libri scolastici, e spesso gli studenti lo conservano anche dopo la fine della scuola. Sarà anche per questo che la scelta non è mai semplice, tante sono le proposte editoriali oggi disponibili. Ogni manuale poi è declinato in varie edizioni, a seconda degli indirizzi di studio, degli aggiornamenti apportati, della versione cartacea e online.  A scuola come all’università o in accademia, un buon manuale permette una solida preparazione di base; è un alleato prezioso del docente, che vi si appoggia nella scansione degli argomenti, negli approfondimenti tematici, nelle timeline, nelle esercitazioni. Un manuale di cui ti fidi è una fonte a cui ricorrere nel tempo, anche fuori dal campo della didattica.

Così, all’approssimarsi di questo appuntamento annuale, il senso di responsabilità si fa pressante, a tratti rimpiango i bei tempi in cui c’era solo il Vasari.

Durante gli anni di scuola e università avevo selezionato nella mia mente, per divertimento, il manuale dei sogni su cui avrei voluto studiare. Era così composto:

l’introduzione del Bertelli-Briganti (i manuali si chiamano spesso per nome di autore/i, chi si ricorda mai il titolo?)
+ le schede di approfondimento tematico del De Vecchi-Cerchiari
+ le analisi delle opere (con tanto di proporzioni rispetto alla figura umana) de I luoghi dell’arte Mondadori (di quello mi ricordavo solo il titolo, tanti erano gli autori)
+ le timeline, le mappe e gli approfondimenti sulle città del Cricco-Di Teodoro.

L’Argan lo avevo lasciato come lo spumante a fine cena, la degna conclusione di un percorso di studio che avesse chiarito chi faceva cosa come e quando. Ah, ovviamente  doveva essere già all’epoca un prodotto in formato elettronico, per aggiungere continuamente le novità provenienti da ricerche, scoperte, attualità, cronaca.

Oggi i manuali che gli studenti hanno nelle borse, sui banchi, sono davvero molto cambiati. Semplificati nei contenuti e nel linguaggio, intervallati da schemi, mappe, box, esercitazioni (quelle del Bertelli Invito all’arte della Pearson al momento sono le mie preferite); ampliati nella versione digitale dell’ebook con video, animazioni, link di approfondimento e test per l’autovalutazione (molto ricchi i contenuti multimediali del Cricco-Di Teodoro, Zanichelli); più attenti alla multidisciplinarietà e all’attualità (Dentro l’arte di Irene Baldriga, Mondadori, arriva fino a Banksy). Un po’ ne avevamo già parlato qui, in un post che affronta la questione di come cambia lo studio e l’apprendimento su carta o su schermo.

Durante il corso di Didattica e metodologia dell’insegnamento in Storia dell’arte alla Sapienza Università di Roma ho proposto agli allievi un’esercitazione hands on sui manuali. Divisi in gruppi, dovevano scegliere un argomento e confrontare la sua trattazione nei testi che avevo portato in aula (con l’aiuto di una valigia). Dopodichè avrebbero dovuto scegliere il loro preferito, aiutandosi con una serie di criteri, tratti dalle schede per l’adozione dei nuovi libri di testo nelle scuole.

Un’esercitazione di questo tipo, un compito di realtà come si dice oggi, ha messo gli studenti nei panni dei docenti e ha permesso il confronto anche dei personali stili di studio e di insegnamento.

Tra gli aspetti analizzati, da cui ogni gruppo ha tratto 5 punti a favore e 5 da migliorare, sono emerse valutazioni di tipo

– contenutistico: selezione e ampiezza dei temi; attenzione ai  concetti chiave; citazione delle fonti; scansione chiara degli argomenti (in alcuni testi la divisione tra Sumeri, Babilonesi e Assiri è assente);
-linguistico: linguaggio adottato, presenza dei glossari;
– iconografico: qualità di riproduzione delle immagini, scelta ampia e pertinente dell’apparato iconografico (il punto debole, per problemi di costi e di copyright. In alcuni manuali non ci sono, per dirne una, i Girasoli di Van Gogh);
– editoriale/grafico: titolatura coerente con l’argomento; facilità di consultazione dell’indice e dell’elenco dei nomi; impaginazione; facilità di consultazione dei box di approfondimento; attenzione alla memorizzazione visiva (grafici, mappe); presenza di una versione ebook di qualità;
– organizzativo: schemi riassuntivi a fine capitolo;  ampiezza della trattazione degli argomenti rispetto ai tempi scolastici;
– valutativo: presenza degli eserciziari, velocità di svolgimento, criteri di verifica delle conoscenze e delle competenze;
– pratico: peso del volume, costo per ogni libro e costo complessivo della collana (per esempio per alcuni manuali esiste anche la versione in 3 tomi invece di 5, in alcuni casi è possibile acquistare solo l’ISBN, ecc.); presenza dell’opzione audiolibro, per studenti con bisogni educativi speciali.

Alla fine dell’esercitazione, anche se particolare apprezzamento è stato mostrato verso il manuale Opera della Bompiani, considerato dagli studenti universitari come il più equilibrato, mi era chiaro che ancora oggi il manuale dei sogni è quello che ognuno si fa, selezionando ciò che preferisce da ogni edizione. In attesa che un’app e le leggi sul copyright permettano un libero e disinvolto copia e incolla di materiali provenienti da diverse fonti, cartacee e digitali, non ci resta, se non pienamente soddisfatti del nostro manuale, che integrare con risorse multimediali, appunti sul quaderno, schemi fatti alla lavagna, fotografati dal più smart degli studenti che mette la foto nella chat di classe. Qualcuno rimane fedele alle fotocopie, valide sul momento ma che poi, in genere, finiscono col giacere fino a fine anno sotto il banco o nei cassetti della cattedra, in attesa delle pulizie di giugno.

Concludo ricordando il nuovo arrivato nel mondo dei manuali di Storia dell’arte, il lavoro di Salvatore Settis, Tomaso Montanari e Claudio Franzoni dal titolo Arte. Una storia naturale e civile, edito da Mondadori. Non ho ancora potuto vedere il testo ma dalle recensioni lette finora mi pare di capire che sia data importanza al paesaggio, alle criticità della conservazione dei beni culturali e agli aspetti civili, aggregativi del patrimonio (“ruolo civile ed estetico delle piazze”, “utilità e il valore sociale delle fontane”, cito dalla recensione di Marco Carminati con cui si apre questo post). Un’attenzione in linea con la riforma recente degli Esami di Stato, in cui è reintrodotta l’educazione civica, con il nome di Cittadinanza e Costituzione.

Arte. Una storia naturale e civile