L’AI tra i banchi di scuola. Hua e gli studenti che (forse) avremo in classe.

I dati statistici ci dicono da molti anni che non si fanno più figli come una volta, nemmeno nei Paesi dove sono attive politiche di supporto alla famiglia (vedi la Scandinavia). Eppure, se guardiamo agli enormi investimenti sulla robotica e l’intelligenza artificiale (qui solo ‘AI’), non sembra si sia affievolita la tendenza alla riproduzione.
Biologico e sintetico convivono nella corsa alla replica di noi stessi (si può dire replicante dopo Blade Runner?).
Da docente sono consapevole che il calo demografico porta alla diminuzione degli studenti nelle classi e si discute su come salvare posti di lavoro nella scuola: creare classi più piccole (finalmente), smontare i gruppi classe e lo schema orario, portare in aula più docenti contemporaneamente (la volta buona per attuare una vera didattica multidisciplinare cooperativa).
Da docente mi chiedo anche, però, come saranno composte queste classi del futuro, se accanto a studenti persone ci saranno algoritmi e robot. Oppure schermi.

A Pechino l’Università di Tsinghua ha creato Hua, una studentessa animata da Intelligenza Artificiale. Nel presentarsi, Hua ci fa sapere che è stata educata all’arte, ci mostra i suoi lavori pittorici e ci informa che anche la musica del video è stata da lei composta; poi sembra voler rassicurare – forse i suoi stessi docenti? – che ha ancora tanto da imparare.

Come si insegna a un algoritmo? Dal punto di vista tecnico viene fornita una biblioteca (library) di dati per istruire il software, e ampie sono le applicazioni dell’AI nel campo della formazione. Ma verrà forse il momento in cui i docenti di materie non scientifiche – non i tecnici, gli informatici, gli scienziati – formeranno le macchine trasmettendo conoscenze, connessioni, strumenti, soluzioni. E magari questo avverrà proprio in classe, nelle scuole, insieme a studenti e studentesse in persona.

Enormi sono i cambiamenti che sta vivendo il mondo dell’istruzione e della formazione, soprattutto in seguito alla pandemia che ha accelerato i processi di digitalizzazione. (Sul tema delle trasformazioni dei metodi di formazione in ambito superiore segnaliamo il paper di Susanna Sancassani, esperta di digital learning al Politecnico di Milano, per la rivista Digital Politics de Il Mulino.)

Le strade sono tracciate e il futuro qui ipotizzato è più vicino che mai. Possiamo dire che non ci sono e non ci saranno più gli studenti di una volta.

 

*Queste riflessioni sono scaturite da alcuni incontri sul tema dell’AI e dei big data con Valerio Eletti, Antonella Sbrilli, Massimo Conte, che ringrazio per i preziosi scambi.

Immagine di copertina dal sito dell’Università di Tsinghua di Pechino.