Collaborare con gli errori e con l’IA: un gioco

Premessa
Due libri recenti hanno avuto un consistente successo editoriale, testimoniato non solo dalle vendite ma anche dalla comunità che si è creata intorno alla lettura particolare che richiedono. Si tratta di due libri-gioco pubblicati da Mondadori: Bozze non corrette (2025) e Ultimo giro di bozze (2026), di Stefano Bartezzaghi e Pier Mauro Tamburini.
Entrambi i libri presentano un mistero da risolvere, legato alla morte di uno scrittore, i cui indizi si possono rintracciare in primis individuando gli errori intenzionali disseminati nelle pagine. Come si legge nella presentazione del primo volume, che di errori ne contiene ben mille, si tratta di “refusi, errori lessicali e grammaticali, vocaboli sbagliati, errori fattuali, omissioni”. Chi legge sa che ogni capitolo ne nasconde 10, alcuni evidenti, altri meno, altri ancora emergono solo a una seconda lettura, dalla comparazione con il prosieguo della storia. Il secondo libro invita a trovare 6 errori in ciascun capitolo e a risolvere una serie di giochi enigmistici, in cui l’individuazione dell’errore è altrettanto importante.
Si tratta – come
ha scritto Paolo Di Paolo sulla Repubblica del 18 agosto 2026 – di un tipo di libri che richiede una interazione “non solo implicita (l’immaginazione, la deduzione), ma esplicita, concreta” e tanti commenti sui social rivelano il grado di coinvolgimento di singoli lettori e di gruppi di lettori impegnati nella ricerca.
Oltre alla s
oddisfazione provata nell’imboccare la giusta strada risolutiva, chiunque abbia giocato con le bozze da correggere conferma il piacere e il profitto innescati dal meccanismo della caccia a quel tesoro rovesciato che è l’errore nel testo.

Applicazione
Una pagina di Bozze non corrette, in particolare (riprodotta nella copertina di questo post), ha aperto ulteriori piani di gioco e di passaggi tra gioco e studio: si tratta di un breve testo sul Rinascimento, con refusi (cronofagia invece di cronologia; Laoconte invece di Laocoonte), inversioni di senso (si accende invece di si spegne); sviste temporali, tecniche, iconografiche (Ghirlandaio maestro di Leonardo; serigrafie invece di xilografie) e altri inciampi storici e  linguistici che hanno richiesto un lavoro di verifica e di affinamento.
Nel compierlo,  mi è parso che la pagina rivelasse un potenziale didattico interessante e replicabile.
Ho così proposto – in un Percorso per la formazione Insegnanti di Storia dell’arte (PFI Sapienza) – un esercizio analogo, citando naturalmente la fonte (Bartezzaghi, Tamburini 2025 e 2026), con un riferimento al Libro degli errori di Gianni Rodari (1964). 


La prima slide presentata riporta il testo con 10 refusi intenzionali inseriti, con l’invito a individuarli immaginando al contempo di farlo fare ai propri studenti.

La seconda slide evidenzia in giallo gli errori, per verificare che tutti concordino con la selezione.

Infine, la terza slide mostra le correzioni, ciascuna delle quali può dare avvio ad approfondimenti di tipo grammaticale, lessicale, storico, geografico, critico, a seconda della classe con la quale si sta lavorando.
Il riscontro a questo gioco/esercizio è stato piuttosto favorevole: il modello può essere proposto alle classi come esercizio in forma di competizione a squadre, o come schema di verifica. Si può proporre agli stessi studenti di redigere i loro testi aumentati di errori, motivandone la scelta. 

Estensione
Ulteriori possibilità emergono con l’uso di programmi di Intelligenza artificiale generativa e conversazionale.
Dopo aver mostrato gli esempi a ChatGPT Edu, ho chiesto di recente al programma di redigere un testo di 500 parole sul Futurismo in cui fossero disseminati 10 errori: refusi, date inesatte, concetti sbagliati, scrivendo il compito da assegnare.

La consegna redatta dal programma è stata precisa:
“Ogni studente dovrà individuare e sottolineare i 10 errori”
“proporre per ciascuno una correzione
“indicare la tipologia dell’errore: refuso, data o concetto”
“motivare brevemente le correzioni relative ai contenuti”
“confrontare infine le proprie soluzioni con quelle dei compagni”.

Il testo generato ha rispettato la richiesta, inserendo errori di datazione di opere d’arte, imprecisioni storiche e contestuali individuabili con una certa agevolezza. Interessante notare però come alcuni “concetti” che riguardano per esempio i rapporti con altre avanguardie o la descrizione di aspetti stilistici delle opere – e che il programma segnala come errori inseriti intenzionalmente – rivelino un coefficiente di ambiguità e margini di discussione.
Rispetto alla redazione manuale (da parte di docenti o studenti), chiedere al programma di inserire errori in un testo permette di inserire in questo esercizio riflessioni sull’IA e sul nostro rapporto con essa in ambienti di studio e formazione.
Prima di tutto si conferma la necessità della verifica puntuale dei dati che l’IA presenta (anche quando siano errori consapevoli) e poi la difficoltà di tracciare linee nette ed emettere giudizi assertivi in contesti complessi come quelli umanistici.

AS

I libri citati: S. Bartezzaghi con P. M. Tamburini, Bozze non corrette, Mondadori 2025, S. Bartezzaghi, P. M. Tamburini, Ultimo giro di bozze, Mondadori 2026
I corsi citati: Percorsi Formazione Insegnanti – Didattica e metodologia della Storia dell’arte contemporanea (docente A. Sbrilli, a. a. 2025; 2026).
L’immagine di apertura: Bozze non corrette, p. 157.