C’era una volta un mazzo di Tarocchi del Quattrocento, acquisito dalla famiglia bergamasca Colleoni, che si è poi disperso tra l’Accademia Carrara di Bergamo e la Morgan Library di New York. In occasione della mostra TAROCCHI. Le origini, le carte, la fortuna a cura di Paolo Plebani, le 74 carte miniate di questo mazzo quasi completo si sono ritrovate in tutta la loro brillantezza, e saranno ancora visibili tutte assieme fino al 2 giugno 2026.

Quanto alle 26 carte di Accademia Carrara (tra cui Imperatore, Giustizia, Stella, Luna e Mondo) resteranno comunque a Bergamo, a ricordare l’origine milanese di questo mazzo.
Come dal vivo si può notare da alcuni simboli sulle vesti di Imperatore e Imperatrice, a commissionare il mazzo verso il 1455-60 furono Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, figlia di Filippo Maria Visconti: appassionato di giochi di carte, committente degli splendidi Tarocchi di Modrone (conservati alla Yale University) e dei Tarocchi Brambilla (custoditi a Milano presso l’Accademia di Brera). Di questi ultimi mazzi, del 1442 circa, sono presenti in mostra alcune preziosissime carte.
I Tarocchi Visconti-Sforza, che chiamiamo anche Tarocchi Colleoni, sono il centro di un percorso storico che comincia dalle corti del ‘400 e si conclude con l’arte contemporanea. Attraverso sei sale e una biblioteca di passaggio dedicata a Italo Calvino, la mostra si interroga sull’uso e il significato che questi cartoncini colorati hanno assunto durante i secoli.
Prima ancora di essere nominati “tarocchi” verso il ‘500, questo gioco di carte si chiamava “Ludus Triumphorum” o Trionfi, perché sono proprio i Trionfi di Petrarca a ispirare le prime figure di quelli che dal tardo ’800 chiameremo 22 Arcani maggiori.
Il poeta sogna sei allegorie che sfilano su dei carri trionfali – Cupido, Pudicizia, Morte, Fama, Tempo, Eternità – ogni figura vince sulla precedente, mentre la prima, Amore, è quella che vince sull’umanità. Nelle prime due sale si incontrano alcune opere dipinte con Amore e Morte, così simili alle carte omonime in cui si trasformeranno. Allo stesso modo il Tempo diventerà la carta dell’Eremita, e l’Eternità l’ultimo degli arcani: il Mondo.
Seguendo questa idea di carro trionfale, che darà poi vita alla carta del Carro, nella terza sala si osservano i carri dei sette “Pianeti” incisi da Baccio Baldini (1460 c.) in cui compaiono Sole e Luna; e poi i cosiddetti “Tarocchi di Mantegna” (1465 c.), 50 carte che non sono Tarocchi e non sono di Mantegna, ma che presentano ben 11 figure che coincidono con i 22 Arcani maggiori. Tra gli altri vediamo esposti: Imperatore, Papa, Giustizia, Temperanza e Misero.
Ed è con questo Misero – che diventerà il Matto – che comincia il viaggio dei Tarocchi; anche se l’origine di questo Folle è da rintracciarsi nella Stoltezza dipinta da Giotto in Cappella Scrovegni (vedi immagine) e prima ancora nel cosiddetto Folle del Salmo 52 “che ha detto nel suo cuore: non c’è Dio”. Come infatti dimostrato dallo storico di tarocchi Andrea Vitali, queste 22 carte altro non erano che una sorta di pedagogia ludica cristiana: furono aggiunte ai mazzi di carte già in uso con spade, coppe, bastoni e denari per educare il popolo e anche il più umile mendicante alle virtù che conducono verso Dio, rappresentato nel Mondo.

Nella sequenza dei Matti esposti in mostra si assiste alla metamorfosi di questo vagabondo in un pellegrino che ricorda San Rocco, tanto pregato in area bergamasca, o nel “Sancto Jullare e il Sancto Folle di Dio” che fu San Francesco. Ed è questo Matto numero zero che diventerà poi il jolly, il joker, la nostra “matta”. E sempre in base alle ricerche di Vitali pare che la parola “tarocco” (dal gr. taraché, poi arabo tarah) fosse usata nel ‘500 come sinonimo di Matto, che era “tarato”, ossia mancante di intelletto. Insomma è da questa carta che prenderebbe nome il gioco.
Il viaggio del Matto prosegue poi nelle ultime due sale, grazie all’invenzione della stampa, che gli permetterà di arrivare a Lione (C. Geoffroy 1557) e a Parigi (J. Noblet 1659), dando vita ai cosiddetti “Tarocchi di Marsiglia”, che ispireranno i mazzi divinatori di Etteila (1788) e Oswald Wirth (1889), fino ai popolarissimi Smith-Waite, realizzati a Londra da Pamela Colman Smith e A.E. Waite (1910). Questo mazzo chiude la penultima sala in dialogo circolare con il mazzo alchemico che la apriva (Sola-Busca 1491) che Waite e Smith avevano visto esposto nel 1907 al British Museum.
Nell’ultima sala il Surrealismo di Breton, Brauner e Carrington si allontana dalla superficiale divinazione e si interessa a questo magico gioco che permetteva loro di leggere le immagini della psiche. Breton intitola un suo libro alla Stella, Arcano XVII, mentre Victor Brauner si autoritrae come Mago-Bagatto. Leonora Carrington, che con i Tarocchi aveva un rapporto intimo e profondo, realizza ben due mazzi di Arcani Maggiori, di cui un secondo ancora inedito del 1962. In mostra si può contemplare Il Mondo di quest’ultimo mazzo, grazie al prestito della sua amica e collezionista Eva Marcovich e agli studi di Giulia Ingarao.
Dal Matto al Mondo, i Tarocchi sono una scala mistica di 22 gradini, una “cattedrale tascabile” per usare una fortunata espressione di Alejandro Jodorowsky, che assieme a Marianne Costa ha scritto uno dei più celebri manuali di tarologia: La Via dei Tarocchi (2004). E in quel libro lo racconta, che ad iniziarlo a quest’arte fu proprio Leonora Carrington in Città del Messico: “Prendi queste 22 carte. Osservale una per una e poi dimmi che cosa significa per te quello che vedi […] Ogni arcano essendo uno specchio e non una verità in sé, si trasforma in ciò che in esso vedi”.

Proseguendo verso la fine della mostra incontriamo le opere di Niki de Saint-Phalle, autrice dell’incantevole Giardino dei Tarocchi a Garavicchio (1979-98) e la serie dei 22 Arcani maggiori acquerellati da Francesco Clemente, che si autoritrae nel Matto (2008-2011), rivelando all’interno del suo sacco una spada, un bastone, una coppa e un denaro.
I Tarocchi che erano in principio gioco e opere d’arte tornano infine all’arte e al gioco, arricchiti di una profondità simbolica che si può intuire nella Biblioteca Calvino, dove al Lettore e alla Lettrice è offerta la possibilità di consultare centinaia di libri sull’argomento.
Se “il mazzo visconteo di Bergamo e New York” protagonista della mostra divenne famoso lo si deve anche a Calvino che ci giocò in collaborazione con l’editore Franco Maria Ricci.
Con Il castello dei destini incrociati (1969-73) Italo Calvino tentò di “adoperare i tarocchi come una macchina narrativa combinatoria” realizzando “una specie di cruciverba fatto di figure anziché di lettere”, in pieno stile OuLiPo. “Passavo giornate a scomporre e ricomporre il mio puzzle, escogitavo nuove regole del gioco, tracciavo centinaia di schemi […] stavo diventando matto?”.

Ma al Matto Calvino preferisce “il tarocco numero uno”, il Bagatto, “il solo che rappresenta onestamente quello che sono riuscito a essere: un giocoliere o illusionista che dispone sul suo banco da fiera un certo numero di figure e spostandole, connettendole e scambiandole ottiene un certo numero di effetti. Il gioco di prestigio che consiste nel mettere dei tarocchi in fila e farne uscire delle storie, potrei farlo anche coi quadri dei musei”.
Ed è questo il mio invito: fate come il Matto che si mette in cammino e venite a Bergamo, in Accademia Carrara, a giocare con le opere di questa mostra, non per trovare risposte al vostro futuro ma per farci, insieme a Marianne Costa, questa domanda:
“Come è possibile che un gioco di carte, prodotto dell’artigianato, trascinato nel fango per circa due secoli dall’uso divinatorio e spesso tossico che se ne è fatto, sia portatore di un influsso spirituale così luminoso e si avvicini con tanta grazia e finezza al misterioso ‘gioco dell’essere’ che costituisce l’interrogazione sincera del presente?” (I Tarocchi Passo a Passo, 2018).
Giacomo Isidori, maggio 2026
Bibliografia:
TAROCCHI. Le origini, le carte, la fortuna, catalogo a cura di Paolo Plebani, Silvana Editoriale, 2026
I TAROCCHI. La verità negli scritti del tempo, Andrea Vitali, Hermatena Edizioni, 2026
Carrington A-Z, a cura di Giulia Ingarao, Electa, 2024
I TAROCCHI PASSO A PASSO. Storia, iconografia, lettura, interpretazione, Marianne Costa, Om Edizioni, 2021
La via dei tarocchi, Alejandro Jodorowsky e Marianne Costa, Feltrinelli, 2008
Il castello dei destini incrociati, Italo Calvino, Einaudi, 1973