Mancare di rispetto alla tecnologia. Le antimacchine nel nuovo libro di Valentina Tanni

Dopo aver scandagliato i mondi sommersi (ai più) della rete e dei social network con Memestica ed Exit Reality, e aver indagato forme di dialogo tra artisti e intelligenze artificiali in Conversazioni con la macchina, la studiosa Valentina Tanni è recentemente tornata in libreria con un tema di stringente attualità e di non facile inquadramento, come ci ha fin qui abituati: al tempo del crescente potere degli algoritmi porta la nostra attenzione al ‘misuse’, ovvero l’uso improprio delle macchine come forma di ribellione e creatività verso i sistemi predefiniti e chiusi quali sono i programmi e le piattaforme in cui ci muoviamo.

Prendendo come spunto di partenza il testo di Jon Ippolito The Art of Misuse (2001), incontrato durante le ricerche per la tesi di laurea, Valentina Tanni si inoltra nelle pratiche che oscillano tra arte e attivismo (o artivismo), sostenuta da puntuali riferimenti teorici e filosofici.

The Art of Misuse è un manifesto a favore dell’utilizzo anarchico della tecnologia; un invito a smontarla, abusarla, personalizzarla, travisarla. Le finalità possono essere espressive, ludiche e politiche. In qualche caso, è lo stesso concetto di scopo a venire meno, rigettando cosí l’idea che la tecnologia serva sempre e solo a risolvere problemi.

Dal concerto di auto di Laurie Anderson ai messaggi criptati di Jodi.org, le operazioni fuori contesto, fino al sabotaggio, scorrono dalla pratica dadaista della ricontestualizzazione, con gli usi “inopportuni e imprevisti” di un orinatoio, al détournement situazionista, dalle macchine inutili di Munari agli elettrodomestici contemporanei che rivendicano la loro libertà anche di autodistruggersi, nell’esasperata ricerca di performatività ed efficienza.

Rileggiamo così John Cage e il suo concerto 4’ 33” alla luce di un misuse che cerca di superare la funzionalità, lo scopo, l’utilità per approdare a uno spazio poetico. Percorriamo i confini emersi e sommersi della cultura mainstream lungo realtà controcorrente sintomatiche di fenomeni sociali, dove si mescolano pratiche di cittadinanza digitale, ma anche gioco, design, urbanistica, hackeraggio e ironia, perché alla fine il nostro sforzo di umani è quello di mantenerci “in the loop”.

La diversione, il dirottamento, l’infrazione delle regole stabilite sono dunque fondamentali anche nel momento in cui una macchina viene pensata, disegnata e testata. Questa attitudine è fondamentale per mantenere la tecnologia all’interno dei sistemi culturali, evitando di pensare al progresso tecno-scientifico come un fenomeno a parte, slegato dal mondo della filosofia, della storia, della sociologia, dell’arte e del pensiero umano in genere.

E a chi legge rimane la sensazione che anche queste mancanze di rispetto, come recita il titolo, siano in fondo altre forme per mantenere aperta la relazione e il dialogo con le macchine, per sviluppare il nostro ‘immaginario algoritmico’ (cit. di Taina Bucher nel libro).

Nonostante l’essere umano si ostini a voler controllare ogni aspetto del mondo attraverso la tecnologia, la realtà resta inafferrabile, incontenibile, piena di incognite: le antimacchine mettono in scena questa instabilità, uno stato di incoerenza e cambiamento perenne, un inno alle potenzialità del caso e alla complessità di oggetti, eventi e forme di vita. Sono, insomma, oggetti filosofici, la cui principale utilità consiste nel dirottare il pensiero e innescare pratiche alternative.

Valentina Tanni, Antimacchine. Mancare di rispetto alla tecnologia, Giulio Einaudi 2025, disponibile anche in ebook