Fare i compiti online: come (e se) provare

Tra le varie modalità di verifica che si possono adottare oggi in ambito formativo si sta facendo strada il compito online. Si tratta di un compito, un sondaggio, un questionario o un quiz, somministrato attraverso un sito o una app e svolto tramite computer, tablet o telefono cellulare. Già sperimentate da anni nelle piattaforme di formazione a distanza, le verifiche online diventano ogni anno più accessibili e semplici da realizzare.

Esistono diverse applicazioni in internet, da Edmodo a Padlet a Kahoot! e in generale tutti gli ambienti cloud per la didattica permettono di creare test personalizzati. Noi abbiamo sperimentato per questionari, esoneri d’esame o quiz di fine lezione l’app Google moduli (Google forms in inglese). I lettori di Art’usi sanno di cosa si tratta se hanno partecipato nel 2018 al sondaggio Il primo quadro non si scorda mai, sul primo ‘incontro’ con l’arte rimasto nella nostra memoria (qui la sintesi delle prime 100 risposte), o nel 2019 allo Small World Art Map, in cui vi chiedevamo la mappa del vostro rapporto con l’arte, dalle opere celebri nella vostra città al luogo di un personale vivido ricordo.

   

L’app è semplice da utilizzare e intuitiva. Si parte da un modello pre impostato per inserire i quesiti – a risposta chiusa, aperta, in scala lineare o a griglia – e per personalizzare il modulo con immagini e colori. Si può scegliere se raccogliere le email dei partecipanti (nel caso di una verifica) o lasciare l’anonimato (in caso di questionari o sondaggi). Alcune domande possono essere opzionate come obbligatorie e si può impostare un termine (data e ora) per la restituzione della verifica, particolarmente utile in caso di test o esoneri.

Le risposte appaiono per singolo partecipante o raggruppate per domande, anche con l’ausilio di grafici, ed esportabili in fogli di calcolo e stampabili.

Una volta personalizzato il compito, lo si condivide con un link ai partecipanti. In ambito scolastico questo implica che gli studenti abbiano un account per la classe virtuale precedentemente autorizzato dai genitori, mentre nella formazione superiore basta raccogliere prima della data del test l’elenco delle email degli esaminandi o operare in una classe virtuale.

Per svolgere i compiti online occorre avere ovviamente una connessione internet funzionante e un proprio dispositivo su cui compilarla. Su questo l’università è avvantaggiata avendo gli studenti accesso al wi-fi istituzionale, mentre a scuola occorre affidarsi al BYOD, ovvero all’uso del device del singolo studente e alla sua connessione internet. La tentazione di copiare da internet, o da appunti riportati sul device c’è, ma alcune funzioni aggiunte da Google aiutano a verificare la corrispondenza dei testi nel compito con quelli presenti sul web.

La nostra esperienza ci insegna che la maggioranza degli studenti preferisce la tipologia di verifica online, considerata più moderna e un diversivo a quella tradizionale, e solo alcuni la versione cartacea, più riflessiva per chi ama la scrittura a mano e rassicurante per l’immobilità delle parole, rispetto allo schermo.

Secondo le parole degli studenti le motivazioni delle preferenze per la verifica digitale sono:

  • maggiore dimestichezza nello scrivere su schermo con la tastiera digitale
  • velocità di scrittura
  • si può correggere innumerevoli volte
  • il compito risulta alla fine ordinato e maggiore è la sua leggibilità

Nel complesso sembra che l’organizzazione del testo scritto sia percepito come sforzo mentale (preparare una bozza, organizzare l’ordine delle risposte, trascrivere in bella) oltre che fisico (curare la calligrafia, scrivere a lungo a penna); una difficoltà sentita persino come distraente rispetto ai contenuti, mentre lo schermo asseconda la rapidità e la fluidità della comunicazione a cui sono abituati gli studenti, con la conseguenza spesso, non percepita, di un impoverimento dell’italiano scritto. Alcuni distinguono, specificando che pur trovandosi più a loro agio con la scrittura su schermo preferiscono studiare su carta (ne abbiamo parlato qui).

Nel rispetto delle esigenze degli studenti, e se si riescono a superare le difficoltà ‘digitali’ dell’aula, questa modalità di verifica ci sembra una buona pratica per una serie di ragioni:

  • ecologica (non necessita di fotocopie, nella direzione della smaterializzazione dei documenti)
  • motivazionale (una proposta alternativa che può mettere a suo agio lo studente in ansia di fronte al compito ‘tradizionale’)
  • inclusiva (in favore di molti allievi con disturbi dell’apprendimento o handicap che preferiscono lavorare con le tecnologie digitali)
  • di incremento dell’alfabetizzazione informatica (che ricordiamo, è sempre una delle 8 competenze chiave di cittadinanza per l’Unione europea)

Per capire se le verifiche online fanno per noi e per i nostri studenti, si può partire con un quiz di poche domande a fine lezione (per questo l’app Kahoot! ci sembra ancora imbattuta), un’esercitazione in itinere su Padlet o un questionario con Google moduli, alla ricerca della nostra app migliore.

Utile per esempio sottoporre agli studenti un questionario di fine anno o fine corso, rigorosamente anonimo, come strumento per ottenere dei feedback preziosi e per conoscere i suggerimenti degli studenti stessi, che spesso trattano non solo di contenuti della materia ma degli strumenti e delle modalità di veicolarli.

 

Ultimo aggiornamento 24/10/2020