Rai Scuola e la connessione internet degli studenti in Italia

Da autrice di lezioni per Rai Scuola, il cui canale televisivo chiuderà da ottobre 2026 per migrare sulla piattaforma digitale di RaiPlay, vorrei condividere la mia esperienza, ricordando cosa è accaduto durante la pandemia.

Abbiamo scoperto la didattica a distanza, ma abbiamo anche scoperto che una percentuale di studenti – più alta di quanto si pensasse – non era raggiunta dalla rete; sono famiglie residenti nelle zone interne, montane, insulari, o economicamente meno sviluppate. La realtà del territorio italiano.

All’epoca insegnavo in provincia di Roma, e già lì, in prossimità della capitale, ci furono delle criticità.

Rai Scuola e l’allora Ministero dell’Istruzione lanciarono il programma La scuola in tivù (ne avevamo parlato qui), chiedendo a noi docenti di realizzare lezioni da trasmettere in televisione per garantire la continuità didattica su tutto il territorio.

Per fare didattica digitale non serve un’altra pandemia, è già attività quotidiana: incontri con genitori e studenti online, le riunioni con i colleghi, i materiali caricati sulle classi virtuali, file scambiati con i professori, lo streaming video ecc.
Senza contare le situazioni che un tempo avremmo detto eccezionali e che oggi non lo sono più: le aree colpite da frane, alluvioni, terremoti, che rimangono isolate per settimane. Lo smottamento di una strada di comunicazione, i lavori sui binari di un treno bastano a impedire di raggiungere scuole, università, accademie per un periodo significativo.

In questo scenario, per sviluppare una didattica digitale capillare e sfruttare a pieno le potenzialità della piattaforma Rai Scuola online, occorrerebbe una connessione veloce e stabile uniformemente distribuita. Secondo i dati del rapporto AGCOM sulla connettività 2026, la diffusione della banda larga in Italia presenta disomogeneità tra nord e sud, tra centri urbani e aree rurali (le cosiddette aree bianche), con zone che non arrivano al 50%.

Come mostra il Grafico 1.1.518, la diffusione della banda larga e ultra-larga tra le famiglie

 italiane evidenzia una distribuzione territoriale

 disomogenea. Analizzando in particolare le connessioni dai 100 Mbit/s in su, il Nord-Ovest e il

 Centro superano la media nazionale, mentre il

 Nord-Est, il Sud e le Isole registrano valori inferiori alla media del Paese.

Ragionando su questa debolezza si comprende la natura di servizio pubblico di Rai Scuola, un criterio che dovrebbe superare la logica dello share. La migrazione dei contenuti sul digitale è certamente un’operazione importante e utile, ma in una visione integrata tra online e tv.