La Storia dell’arte come bussola

Nel numero di febbraio 2022 della rivista mensile “Nuova secondaria” sono pubblicati gli Atti della VI Conferenza sulla ricerca educativa e pedagogica, svoltasi presso l’Università degli Studi di Bergamo il 6 e 7 dicembre 2021 e dedicata a un tema molto attuale, che riguarda il dibattito sulle lauree magistrali per l’insegnamento e i corsi post magistrali abilitanti. Come recita il sottotitolo della Conferenza di Bergamo: La sfida di un incontro organico tra discipline e pedagogia-didattica (Studium edizioni – Editrice La Scuola).
I lavori si sono svolti in tavoli di discussione e sessioni disciplinari parallele, fra cui non è mancata l’arte, con un intervento di Sara Damiani.
Autrice di diversi studi sulla cultura delle immagini e sulle modificazioni che il digitale imprime negli studi storico-artistici (si veda Arte e cultura digitale, Aracne Editrice, 2020), Sara Damiani dedica il suo contributo alla “necessità di sviluppare strategie di educazione visiva che scelgano la storia dell’arte come modello esemplare di studio teorico e pratico delle immagini nella società contemporanea. In particolare, la storia dell’arte è presentata come la disciplina che permette di articolare una pedagogia di pragmatismo visivo necessaria a costruire una conoscenza per immagini che metta in dialogo i saperi umanistici e quelli scientifico-tecnologici”.
La conoscenza per immagini: il modello pedagogico della storia dell’arte – questo il titolo del suo intervento – richiama con efficace sintesi delle pietre miliari del pensiero sulle immagini degli ultimi anni del ‘900, da W.J.T. Mitchell a Barbara Maria Stafford, per affinare l’idea che la storia dell’arte possa porsi “come fondamentale punto di riferimento nella predisposizione di strumenti di apprendimento visivo che agiscano nell’ottica della transdisciplinarità, sia di natura teorica sia pratica”.


Che la storia dell’arte possa essere (ancora e di nuovo) un punto di riferimento per la sperimentazioni di pratiche didattiche, che tengano conto dei rilevanti mutamenti delle immagini, è una sfida da accettare, con cautela e ottimismo, cercando di fare tesoro e rete delle tante esperienze che docenti e classi di scuole superiori, accademie e atenei stanno facendo in questi anni, con una forte spinta data dai recenti periodi di insegnamento a distanza.
Come nel suo libro Arte e cultura digitale, Sara Damiani si muove con dimestichezza fra la tradizione della lettura qualitativa delle immagini e la novità di approcci quantitativi che vanno nella direzione del “distant viewing” e dell’applicazione dell’Intelligenza Artificiale nell’analisi di grandi set di dati visivi. A queste competenze, aggiunge un interesse per nuove sintassi dell’insegnamento e nuove configurazioni della figura del docente, intrecciate fluidamente nel suo testo. Una lettura stimolante.
AS