Si è inaugurata da pochi giorni la mostra Kandinsky a Palazzo Bonaparte a Roma, aperta fino al 14 febbraio 2027, a cura di Angela Lampe.
Le opere provengono in gran parte dal Centre Pompidou di Parigi, depositario dell’eredità della seconda moglie dell’artista, Nina Kandinsky, ora chiuso per lavori.
Il percorso espositivo si articola su due piani: dal periodo giovanile in cui l’artista è avviato alla carriera di avvocato a Mosca, passando per la scelta della vita artistica a Monaco, la collaborazione con Gabriele Münter, la fondazione del Blaue Reiter (Il cavaliere azzurro), le ricerche sull’astrattismo, i viaggi in Italia, la docenza alla Bauhaus fino agli ultimi anni parigini.
Nel secondo piano si documenta la collaborazione con la Bauhaus, la scuola d’arte innovativa di Walter Gropius sorta a Weimar. Kandinsky vi insegna inizialmente decorazione murale dal 1921 al 1925; la sede si sposta poi a Dessau dove, fino a 1932, l’artista insegna pittura. Dopo un breve spostamento a Berlino, la scuola chiude per volere del governo nazista.
Kandinsky professore applica un metodo in cui
la pittura viene trattata come una forza che coopera al processo di organizzazione
(M. Chini, Kandinsky, Giunti 2002, p. 80).
Ne abbiamo evidenza con le riproduzioni in mostra di una scheda-questionario che l’artista ha preparato per i suoi studenti intorno al 1923, avente per oggetto il colore e la forma (oggi conservate nel fondo Kandinsky al Centre Pompidou).
La scheda mostra le tre forme geometriche di base (triangolo, quadrato e cerchio) e la seguente richiesta:
le tre forme disegnate devono essere riempite con tre colori – giallo, rosso e blu – in modo che ogni forma sia completamente riempita da un solo colore. Se possibile si prega di aggiungere una motivazione per questa distribuzione.
Le risposte venivano discusse in aula. Pur non arrivando a una soluzione unica e definitiva, la modalità dialogica, e oggi diremmo peer-to-peer, alimentava il dibattito in classe e lo sviluppo di teorie personali. Già ne Lo spirituale nell’arte (1911) e successivamente in Punto, linea, superficie (1926) Kandinsky presenta la sua concezione analitica della pittura e i rapporti tra forme, colori e suoni. Teorie che si alimentano nel dialogo con gli studenti.
Alla scheda-questionario si affiancavano poi gli esercizi:
attraverso fogli trasparenti sovrapposti alle riproduzioni di opere antiche o ritagli di immagini tratte dalla stampa, gli studenti individuano assi, tangenti e forze principali della composizione, imparando a riconoscere l’ordine che governa le forme.
(pannello in mostra)
Anche qui sul blog abbiamo fatto ricorso al questionario per conoscere il pensiero dei nostri lettori – Il primo quadro non si scorda mai – o degli studenti in aula. Uno strumento che permette partecipazione, inclusività e, per alcuni, la condivisione del proprio pensiero in maniera insieme più libera e più ragionata rispetto alla performance in aula.
Mentre apprendiamo a usare l’IA come assistente, antagonista, collaboratore, tutor e scriviamo prompt per addestrare i modelli per il brainstorming, ritroviamo nell’archivio Kandinsky le tracce di un metodo tradizionale di grande valore didattico ed efficace nello sviluppo del pensiero.
foto: Maria Stella Bottai dalla mostra Kandinsky a Palazzo Bonaparte, Roma

